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Il compleanno generalmente è una stronzata, però è bello. Già dalla mattina presto ti fanno gli auguri e tu un poco ti senti al centro di tutto, anche solo per qualche ora, magari, però dai, ti fa piacere. Poi c’è sempre qualche amico che ti manda un messaggino che così si è tolto il problema di dosso e allora tu continui a sentirti “bello”. Al centro. Anche se c’hai un anno in più, che adesso ancora non li senti gli anni, però un poco alla volta a sommarli tutti prima o poi gli auguri cominceranno a starti sul cazzo. Adesso no, non ancora. Anche perché qualcuno ti organizza comunque la festa e allora puoi ubriacarti eccheccazzo almeno quello, almeno concedersi a qualche bicchiere buono di prosecco, o di birra o di quello che vuoi. E allora ti senti bello e figo e parli e godi e scorri gli anni con quel sorriso sgembo che tanto non te ne frega niente, quando hai bevuto dico. Bisognerebbe fare gli anni tutti i giorni, ma senza aumentare il numero delle pallottole vomitate dalla canna di questo fucile. A me gli anni piace ancora un casino “contarli”. E vi sono giorni che mi dico “cazzo, ne ho ancora un mucchio davanti“. E insieme un macello di idee da realizzare. E da vivere. Guai da strappare alla vita. E fottere.

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Adesso aspetto una mostra di Lele Farina

Lunedì scorso è stata inaugurata la mostra di Michela Parise e c’era molta gente ed è stato bello e mi sono pure comprato un suo quadro che ho strappato alla moglie di Mosè e allora ero lì mentre parlava Ramina e mi facevo dei giri con la testa che io non ci avevo mai pensato ad un quadro e a quello che significa il quadro stesso per uno che lo crea e Ramina ha detto delle robe vere. Quelle sensazioni, emozioni, pugni nello stomaco, deliri che uno si tiene dentro e poi sfoga in un opera, beh, questo mi è piaciuto, quello che ha detto Ramina, dicevo. Allora, io ero lì che mi guardavo intorno e poi ho visto la Nico e pensavo anche a lei e allora poi mi sono immaginato che una mostra, una personale, io la vorrei vedere fatta da Lele Farina che poi si chiama Aurelio ed è un fotografo artista o un artista fotografo e che comunque io l’ho sempre chiamato Lele. Qui sopra c’è una sua foto del camino grande della vecchia fornace di Villaverla e allora pensavo, sempre durante la presentazione, che mi piacerebbe vedere il camino della Lanerossi di Dueville tornare a fumare ma non di fumo vero ma un fumo fatto di quadri e opere d’arte e foto da guardare e musica da costruire e da ascoltare e libri da leggere e da scrivere e da farsi raccontare magari tramite i bit di fantastici iPad e poi laboratori e gente di tutti i tipi che crea arte e vive. Ecco, mi piacerebbe rivedere la fabbrica della Lanerossi a Dueville che tu dici che bello sto paese.

Altre foto di Aurelio Farina

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