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I pensieri del coke

Pizza per gli amici del Coke in ricordo del Coke

Giovedì 28 Giugno alle ore 19:00 c’è la messa in ricordo di Francesco, a due anni dalla scomparsa. Come l’anno scorso, ci ritroviamo in chiesa a Dueville e poi partiamo anche a piedi, volendo, fino alla Pizzeria “Al Baffo” che tanto dalla chiesa son 200 metri, per stare insieme, ricordare Coke, svinnarci per bene e guardare la semifinale degli Europei Italia-Germania. Ovvio che non possiamo mancare, ovvio che poi è bello ritrovarci insieme e parlare di tutte quelle cose che non parli mai.

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“Black & White Slang”, il bianco e nero di Aurelio Farina in mostra a Dueville

La mostra fotografica di Aurelio Farina, patrocinata dal Comune di Dueville e dagli Amici della Biblioteca è resa possibile grazie all’apporto di 3 importanti partners. A sostenere “The Black & White Slang” troviamo infatti Stilcasa, azienda leader nell’edilizia civile, Peccati di Gola ristorante e servizio banqueting e Zzonk Fotografia e Soluzioni Web a Vicenza. L’inaugurazione, con la presentazione di Petra Cason, è prevista per Sabato 17 dicembre alle ore 18:30.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra fotografica personale di Aurelio Farina
dal 17 dicembre 2011 al 21 gennaio 2012
Villino Monza Maccà, sede Biblioteca di Dueville
Via Rossi, 37 36031 Dueville (VI)
Apertura dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30
Entrata libera
info c/o Biblioteca di Dueville 0444.361211 o biblioteca@comune.dueville.vi.it

Nell’immagine la fotografia “500 and One dalmatians” di Aurelio Farina

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Aurelio Farina Fotografo a Vicenza

Allora da ste parti, appena si ha un attimo di tempo, si parla di amici e fratelli e arte e ideali e lavori e volti e persone e anime. Aurelio Farina nasce a Dueville nel 1969. Da sempre attento all’arte nelle sue molteplici manifestazioni, scopre la fotografia agli inizi del 2004. Grazie al digitale abbatte i tempi di apprendimento e impara a padroneggiare i principi della fotografia per poi intraprendere un cammino a ritroso che lo porta a scoprire la fotografia analogica, o “argentique” alla Francese.
Aurelio Farina predilige il bianco e nero. Scatti che poi sviluppa e stampa da se per avere il pieno controllo su tutti i passaggi del processo creativo. La maggior parte delle fotografie sono “catturate” con una LEICA M6 che porta sempre con se quasi fosse un’estensione del suo corpo. Ama riportare il concetto di fotografia che Henri Cartier Bressonha riassunto con queste parole:

Liberando lo spirito e la mano dalle cure materiali per riprodurre il reale in una forma grafica, paradossalmente la fotografia permette di concentrare l’attenzione sulla percezione in  se’,in quanto fenomeno mentale; percepire non e’ soltanto vedere, ma anche ricordare, immaginare, progettare, desiderare, godere. Ben lontana dall’essere il frigido strumento del voyeur, la macchina fotografica riassegna al corpo il suo ruolo centrale nella creazione artistica.

2007 La foto “Self Portrait” viene selezionata e pubblicata sul mensile VOGUE Italia di luglio 2007 nell’ambito del concorso “LEE MAKE HISTORY“(4500 autori per oltre 16000 lavori presentati). Foto usata come icona sul proprio profilo facebook.

2008 Esposizione con quattro foto al concorso “DUEVILLE IN UN CLICK“e conseguente pubblicazione sul libro fotografico dedicato alla rassegna (Agorà Factory edizioni, dicembre 2008).

2009 Selezionato con tre fotografie al concorso “DUEVILLE IN UN CLICK” seconda edizione” e conseguente esposizione alla mostra relativa al concorso presso il “Centro Arnaldi” di Dueville nell’aprile 2010.

2010 Selezionato tra i primi 101 finalisti, su piu’ di 2400 partecipanti e circa 10000 lavori, al concorso “LEE MAKE HISTORY second edition

2010 Esposizione “101 fotografi che hanno fatto la storia” presso la Galleria del Foro Boario di Modena nel novembre 2010.

2011 La passione per la fotografia diventa finalmente per Aurelio un lavoro. Da vita a Zzonk, agenzia di Vicenza che si occupa di fotografia e soluzioni web.

2011 Tre sue opere sono esposte a Schorndorf in Germania nella mostra Schorndorfer Kunstnacht, la “Notte dell’arte” della città Sveva. Partecipa nel contempo alla mostra Micro Metamorfosi a Dueville in provincia di Vicenza.

I servizi fotografici che Aurelio Farina Fotografo di Vicenza propone sono:

  • Matrimoni
  • Still-life
  • Prodotti pubblicitari
  • Fotografia aziendale
  • Eventi
  • Reportage giornalistici
  • Cataloghi
  • Book fotografici
  • Servizi per web gallery
  • Fotografia digitale, elaborazioni fotografiche, fotoritocco e restauro fotografico
  • Supervisione tipografica, stampa e pre-stampa

Nell’immagine in alto la foto Self Portrait selezionata e pubblicata sul mensile VOGUE Italia di luglio 2007

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Il Villino Monza Maccà, Dueville, Micro Metmorfosi, Coke e un pochi di pensieri

Il Villino Monza Maccà è sempre stato uno dei luoghi preferiti di Coke. Sede della Biblioteca, ci passava le ore a leggere il giornale o ad inviare le sue prime timide mail. O semplicemente si fermava a chiacchierare di politica coi cazzoni del paese che alle 10 della mattina giravano e girano le strade e beati loro. Oppure fissava semplicemente questo splendido edificio, forse il più bello di Dueville, di cui sapeva tutto. I Monza, la famiglia, la storia, il territorio. Le stronzate, pure. Perché magari spesso le robe se le inventava, per conto mio. Giusto e bello così. Comunque sia, al Villino Monza Maccà, sede della Biblioteca, dal 15 al 29 Ottobre ci sarà Micro Metamorfosi collettiva d’arte contemporanea, cui parteciperanno – con una ventina di opere – 8 artisti di Dueville che non è che centrano molto tra di loro ma che bello. Aurelio Farina, Davide Cappellari, Gioia Perin con delle opere fotografiche. Per la categoria Pittura, Michela Parise, Mauro Gobbo, Remigio Fabris, Emjl Berdin e per la categoria Incisione Margherita Michelazzo. Diciamo che c’è un po’ di tutto che se invitavano pure p.s.v. con il libro “Mio papà è scemo” c’era pure la scrittura e allora, a quel punto, avrebbero fatto tombola. Ad ogni modo, la mostra verrà inaugurata sabato 15 ottobre alle 19 e andrà avanti fino al 29 di Ottobre. La si potrà godere, la mostra dico, dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Saranno giorni lunghissimi e di tensioni per i vicini abitanti confinanti il Villino Monza Maccà. Perché nel caso non lo sapevate, ve lo dico io. L’arte muove un sacco di rumore e di movimento e di musica che spacca le orecchie e lo stomaco anche se non la senti. L’arte è viva e fa casino, di quel casino che ti fa vivere. Buone visioni.

Micro Metamorfosi, Villino Monza Maccà sede della Biblioteca di Dueville. Dal 15 al 29 Ottobre 2011.
Inaugurazione Sabato 15 Ottobre ore 19:00
Orario di apertura al pubblico: dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30.
Per info: metamorfosi.gallery@gmail.com e 0444.361211
Tutte le opere sono in vendita

Nell’immagine “Notturno Biblioteca” di Aurelio Farina

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Lettera notturna, Zzonk e altre storie

Chissà se mi avresti detto “bella Spenki”, adesso che io e Lele abbiam messo in piedi sta storia, ma penso che non sarebbe accaduto nulla se il vento non ti avesse portato via con se e un poco, devo anche qualcosa a te. Molto, direi. Che quando ci troveremo al roxy bar, lassù nel cielo come dice Vasco, che tutti credono e cercano da anni il roxy bar che non esiste perché il Roxy Bar di Vasco è il cielo, la vita dopo, allora ti pagherò da bere e da mangiare, sempre che ci lascino andare in un ristorante, se mai ce ne fossero. Anche perché io il Paradiso me lo immagino con le infermiere che stanno attente a tutto ciò che fai, tipo suo fratello di Brunetto Torresan che non so se ti ricordi che se lo partavano via i parenti dalla casa di riposo con la scusa di fargli fare un giretto sulla quella vecchia sedia a rotelle,  per concerdergli dei buoni bicchieri di vino bianco sfuso al bar Sport fino a che Bar Sport è stato. E comunque sia, alla fine, abbiamo sempre fatto quello che abbiamo voluto. Al roxy Bar, allora.

Foto di Lele

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Il 28 Giugno messa in ricordo di Coke e poi pizza Amici del Coke

Martedì 28 giugno alle ore 19 che poi sarebbero le 7 della sera ci sarà una messa in ricordo di Francesco Coke Farina, a un anno dalla sua scomparsa. Cazzo, è già passato un anno o 12 mesi o 52 settimane o 365 giorni o 8760 ore  e avanti così all’infinito. Pazzesco, è trascorso tutto sto tempo e ci sono momenti che Coke mi pare di ritrovarmelo sotto casa o da Giannetto a bere un caffé o fuori dalla Biblioteca o in giro che lui era sempre in giro. Comunque sia, martedì dopo la messa Igor ha pensato bene che noi amici, ci si ritrova a mangiare una pizza insieme. Giusto per stare in compagnia, guardarci negli occhi, brindare alla salute di tutti. Al ricordo di Coke. E poi io la butto lì. Mi piacerebbe finire la serata a cantare Guccini o Vasco o quello che vuoi. Sotto una luce fioca di uno splendido fuoco nella torretta del Guado all’Astico.

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Il compleanno generalmente è una stronzata, però è bello. Già dalla mattina presto ti fanno gli auguri e tu un poco ti senti al centro di tutto, anche solo per qualche ora, magari, però dai, ti fa piacere. Poi c’è sempre qualche amico che ti manda un messaggino che così si è tolto il problema di dosso e allora tu continui a sentirti “bello”. Al centro. Anche se c’hai un anno in più, che adesso ancora non li senti gli anni, però un poco alla volta a sommarli tutti prima o poi gli auguri cominceranno a starti sul cazzo. Adesso no, non ancora. Anche perché qualcuno ti organizza comunque la festa e allora puoi ubriacarti eccheccazzo almeno quello, almeno concedersi a qualche bicchiere buono di prosecco, o di birra o di quello che vuoi. E allora ti senti bello e figo e parli e godi e scorri gli anni con quel sorriso sgembo che tanto non te ne frega niente, quando hai bevuto dico. Bisognerebbe fare gli anni tutti i giorni, ma senza aumentare il numero delle pallottole vomitate dalla canna di questo fucile. A me gli anni piace ancora un casino “contarli”. E vi sono giorni che mi dico “cazzo, ne ho ancora un mucchio davanti“. E insieme un macello di idee da realizzare. E da vivere. Guai da strappare alla vita. E fottere.

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Scappa dal sole

Questo video l’abbiamo fatto io e il Coke qualcosa come quattro anni fa mi pare, che stavamo andando in uno dei vari centri commerciali del Vicentino in una bellissima giornata di sole. Era domenica e ad un certo punto c’era venuta la voglia di farci la carne ai ferri e allora abbiamo pensato bene di portarci dietro anche la mia vecchia videocamera tanto eravamo sicuri di trovarci un sacco di gente dentro a quel centro commerciale e c’era balenata in testa l’idea di riprendere ste persone impaurite che fuggivano alla vita trovando rifugio dentro ad una gabbia-cubo di cemento armato dotata di aria condizionata e luci fredde al neon. E’ nato così “Scappa dal sole”. Il Coke lo si intravede in un paio di scene e per pochissimi istanti. Buona visione.

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Il Gorgo di Beppe Fenoglio e le stelle che a contarle tutte saremmo ancora qua

Mi ricordo che questo racconto di Beppe Fenoglio, l’abbiamo letto un bel po’ di volte con Coke e l’ultima che eravamo a guardare il cielo in un agriturismo sui colli Berici che si stava facendo il tour delle ville Venete, un paio di giorni giusto per festeggiare il mio compleanno, c’erano tante stelle che a contarle sarebbe stato un problema bellissimo.

Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io capii, che avevo nove anni ed ero l’ultimo. In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d’Abissinia. Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente: chiamammo il medico di Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt’e tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza. Deperivamo anche noi accanto a lei, e la sua febbre ci scaldava come un braciere, quando ci chinavamo su di lei per cercar di capire a che punto era. Fra quello che soffriva e le spese, nostra madre arrivò a comandarci di pregare il Signore che ce la portasse via; ma lei durava, solo più grossa un dito e lamentandosi sempre come un’agnella. Come se non bastasse, si aggiunse il batticuore per Eugenio, dal quale non ricevevamo più posta. Tutte le mattine correvo in canonica a farmi dire dal parroco cosa c’era sulla prima pagina del giornale, e tornavo a casa a raccontare che erano in corso coi mori le più grandi battaglie. Cominciammo a recitare il rosario anche per lui, tutte le sere, con la testa tra le mani. Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce ordinaria: – Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che m’hanno preso la pioggia. Non so come, ma io capii a volo che andava a finirsi nell’acqua, e mi atterrì, guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che conosceva il suo uomo come se fosse il primo dei suoi figli. Eppure non diedi l’allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se facessi tutto da me. Gli uscii dietro che lui, pigliato il forcone, cominciava a scender dall’aia. Mi misi per il suo sentiero, ma mi staccava a solo camminare, e così dovetti buttarmi a una mezza corsa. Mi sentì, mi riconobbe dal peso del passo, ma non si voltò e mi disse di tornarmene a casa, con una voce rauca ma di scarso comando. Non gli ubbidii. Allora, venti passi più sotto, mi ripetè di tornarmene su, ma stavolta con la voce che metteva coi miei fratelli più grandi, quando si azzardavano a contraddirlo in qualcosa. Mi spaventò, ma non mi fermai. Lui si lasciò raggiungere e quando mi sentì al suo fianco con una mano mi fece girare come una trottola e poi mi sparò un calcio dietro che mi sbattè tre passi su. Mi rialzai e di nuovo dietro. Ma adesso ero più sicuro che ce l’avrei fatta ad impedirglielo, e mi venne da urlare verso casa, ma ne eravamo già troppo lontani. Avessi visto un uomo lì intorno, mi sarei lasciato andare a pregarlo: – Voi, per carità, parlate a mio padre. Ditegli qualcosa, – ma non vedevo una testa d’uomo, in tutta la conca. Eravamo quasi in piano, dove si sentiva già chiara l’acqua di Belbo correre tra le canne. A questo punto lui si voltò, si scese il forcone dalla spalla e cominciò a mostrarmelo come si fa con le bestie feroci. Non posso dire che faccia avesse, perché guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo. Ma arrivammo insieme alle nostre fascine. Il gorgo era subito lì, dietro un fitto di felci, e la sua acqua ferma sembrava la pelle d’un serpente. Mio padre, la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto per urlare. In quell’attimo lui ficcò il forcone nella prima fascina. E le voltò tutte, ma con una lentezza infinita, come se sognasse. E quando l’ebbe voltate tutte, tirò un sospiro tale che si allungò d’un palmo. Poi si girò. Stavolta lo guardai, e gli vidi la faccia che aveva tutte le volte che rincasava da una festa con una sbronza fina. Tornammo su, con lui che si sforzava di salire adagio per non perdermi d’un passo, e mi teneva sulla spalla la mano libera dal forcone ed ogni tanto mi grattava col pollice, ma leggero come una formica, tra i due nervi che abbiamo dietro il collo.

Beppe Fenoglio, “Il gorgo”.

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Mio papà è scemo, il nuovo dissacrante libro di p.s.v.

“Mio papà è scemo” è il titolo del nuovo libro di p.s.v. in vendita su FuoriRegistro Edizioni e in tutte le librerie on line dal 16 maggio ’11. Una bella robetta, scritta di stomaco, alla p.s.v., ma con la testa di un bambino o più bambini, o più semplicemente con la testa di p.s.v. Il libro è tascabile, non costa un cazzo, perché se ci pensate, manco una pizza e una birra ti vengono 9 euro tutto compreso, che se poi ci aggiungi un caffè alla tua Margherita, allora non ne parliamo nemmeno. E’ un libro da leggere a tratti, perché a te ti pare che sia una stronzata, ma poi ti senti scemo e idiota e un genitore coglione pure e allora ti dici dentro, ma piano che non senta nessuno che forse, quel libricciuolo, una cazzata alla fine non è.

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